Una fatica seria di Alec Bogdanovic

Pare sia cominciato tutto da un certo Fabio Cermignani. Non che qualcuno mi abbia fornito evidenze a riguardo, però la maggior parte delle persone a cui ho chiesto concorda almeno su questo.

Premetto che per me lo schema di famiglia piccolo-borghese, ammesso che la categoria esista ancora, è sempre lo stesso: un padre con reddito da lavoro dipendente, ancora meglio se nel pubblico, coadiuvato da una madre amorevole che si occupa della casa, dei figli e dei legami sociali. Poi il primogenito deve essere quello che si impegna, che ce la mette tutta, ai limiti dell’arrivismo, che sente la responsabilità di dover tenere la barra dritta perché sa che un giorno il capofamiglia sarà lui. L’altro figlio, in genere il secondo, di solito è quello con qualche velleità artistica. Nello 0,001 per cento dei casi può darsi pure che il suo libro venda o che la sua start-up venga comprata da Google, ma il più delle volte finisce suicidato, in terapia o ficcato dal padre in qualche posto pubblico con un calcio in culo.
Alla fine è un buon modo per diversificare l’investimento della vita: il padre ha reddito da lavoro dipendente, quindi sicuro e tutelato, seppur scarso; il figlio arrivista ha reddito autonomo, più sostanzioso ma più rischioso; l’altro, invece, tenta il colpaccio, e anche se il fallimento sarà clamoroso, ha sempre gli altri membri della famiglia pronti a sostenerlo, mentre se putacaso dovesse riuscire nell’impresa, pure la famiglia riuscirà in un’inaspettata quanto gradita scalata sociale.
Però, alla soglia dei 30 anni, per Fabio la scalata sociale era lontana, e il padre Mario, che lavorava all’ufficio anagrafe del comune, non era così affascinato dalle disamine socio-economiche sulla famiglia italiana, tanto che quel figlio che si ostinava a non trovare “una fatica seria” cominciava a stargli anche un po’ sul cazzo.
Lui, per carità, questa cosa della carriera artistica l’aveva sostenuta al meglio che poteva finché era un hobby, ma Fabio cominciava ad avvicinarsi ai 30 e oramai era evidente che non stava concludendo niente.
All’inizio per il figlio minore aveva proprio una predilezione, sarà perché gli somigliava un sacco, praticamente uguali, e neanche la differenza d’età fra loro si vedeva così tanto. L’altro figlio Luigi, invece, aveva preso più dalla madre e forse era anche per questo che, inconsciamente, su Fabio ci aveva sempre puntato un po’ di più. Forse anche perché era il più piccolo, a Fabio gliele aveva sempre date tutte vinte, e alla fine ti succede che a te, fascio col posto fisso, il figlio prediletto ti viene un frocetto attore/regista, da 3 anni fidanzato con Pierluca, un truccatore/attore della sua compagnia teatrale, che quando è troppo arrabbiato o troppo felice si mette a urlare come una ragazzina. Perché, sia chiaro, Mario non ha nulla contro i froci, però quelli che ostentano gli hanno sempre dato fastidio.
E finché Fabio era alle prime esperienze artistiche glieli pagava pure volentieri gli articoli sul giornale per pubblicizzargli la recita. Lo vedeva che ci rimaneva tanto contento quando il tizio del giornale locale (dopo una mancetta) scriveva che la recita al teatro parrocchiale del giovane attore e regista Fabio Cermignani era stata un successo. Pure se avesse scritto che era stata un fiasco non sarebbe cambiato granché. Per Fabio già vedere scritto sul giornale “attore e regista” era un sogno.
E oramai nel suo paese era diventato abbastanza conosciuto. Aveva pure fatto amicizia con l’assessore alla cultura (che aveva anche la delega allo sport e alle pari opportunità) e quindi stava sempre a organizzare spettacoli in concomitanza con le feste. Una volta a Natale aveva fatto Il principe d’Egitto (il musical), un’altra volta per la festa del santo patrono aveva organizzato Mamma Mia. E tu padre sei contento, e l’affitto del teatro glielo paghi pure volentieri, così come i costumi e la SIAE per le musiche. Alla fine ci sta, è tuo figlio, ha un sogno, e poi lo vedi che è felice. Che non si sa mai che qualcuno lo noti davvero e ti diventi un attore famoso. Solo che adesso ha 30 anni, e dovrebbe capirlo che non è più cosa. E anche questa storia del fidanzato, lui ha sempre detto che la sua sessualità è fluida, quindi tu hai pensato fosse solo una moda, e tua moglie te l’ha detto, “assecondalo e gli passerà da sola”, ma ora comincia a essere un adulto e sarebbe ora che cominciasse a pensare pure lui a una famiglia.
Anche perché i rubinetti si stanno chiudendo. È arrivato il Covid, e Luigi, il primo figlio, non lavora più ed è tornato a vivere dai suoi. E Mario da una parte è preoccupato, dall’altra comincia a pensare che la cosa gli riguardi sempre meno, perché per fortuna il Covid se l’è preso pure lui, e quando stai morendo soffocato l’ultima cosa che ti viene da pensare è ai progetti di vita.
Non che poi sia rimasto molto da progettare, qua non ci sono manco i soldi per fargli il funerale. In famiglia sono rimasti in tre, e nessuno lavora. Devono campare di pensione indiretta, che più o meno equivale a un cazzo di niente, non basta neanche per l’affitto. Senza contare che in questo periodo non assume manco il McDonald’s.
Questi, di solito, sono i casi in cui le famiglie non si riprendono. Ti crolla il mondo addosso e ci vuole un sacco di lucidità per risolvere una situazione del genere, ma quando sei pluricoinvolto in prima persona è difficile che ce l’hai. La lucidità però può averla un esterno, e mai se lo sarebbe aspettato papà Mario che quella checca di Pierluca avrebbe finito per risolvere la situazione.
Lui quella sera era venuto solo per truccare il cadavere, in famiglia avevano chiesto a lui, così da risparmiare soldi e cercare di racimolare qualche altro spicciolo per la sepoltura.
Ed è nato tutto da una battuta, quando a Pierluca gli era scivolato un po’ troppo fondotinta in faccia gliel’aveva detto a Fabio: “così siete proprio due gocce d’acqua”.
Contando che Mario avrebbe dovuto timbrare l’indomani mattina, la scelta è stata ovvia, quasi obbligata. Sticazzi della pensione indiretta di 500 euro, Mario aveva un buon lavoro da dipendente pubblico e già di suo non parlava mai con nessuno. Fingi che il Covid ti abbia lasciato qualche strascico con la voce, e poi via a mettere i timbri al comune per il resto della tua vita.
Ma Fabio ci tiene a specificare che si tratta solo di una soluzione temporanea. Appena finisce il Covid e si riaprono i teatri, lui tornerà a recitare e il fratello troverà un lavoro.
Però passa qualche giorno e Fabio si rende conto che la nuova routine è davvero rilassante, e le sue mansioni di una facilità assurda. Potrebbe pure tirare fino alla pensione (tanto il padre ci sarebbe dovuto andare 10 anni dopo) e poi a 40 anni, con la tranquillità data da un vitalizio, avrebbe potuto riprendere la carriera artistica senza alcuna preoccupazione.
E pure la madre e il fratello ringraziano, ed è bellissimo scoprire cos’è davvero il rispetto e l’ammirazione della tua famiglia. La differenza fra il sostegno pietoso quando fai il disegno brutto alle elementari o il Principe d’Egitto al liceo, e il sostegno che hai adesso, quando ti entrano quei 1500 euro al mese con tredicesima, quattordicesima e contributi versati. Ok, hai rinunciato ai tuoi sogni artistici, però hai un vitalizio, e pure tuo fratello, appena apri bocca, interrompe qualsiasi cosa stia facendo e ti ascolta con la massima attenzione.
L’unico problema è che potrebbe essere difficile mantenere quella doppia vita a lungo, magari converrebbe ammazzare il Fabio attore e rimanere soltanto Mario per il resto della vita.
Queste però sono questioni di lana caprina, perché basta un attimo ad abbassare la guardia e venire scoperti. E infatti sua madre Loretta va a confidarsi con la sorella, che ha un’amica nella stessa situazione perché gli è morto il marito che lavorava alla provincia. Secondo lei la figlia gli è spiccicata di faccia, l’hanno sempre detto tutti che è uguale al padre, e si è appena laureata in gender studies, quindi non ha un cazzo di niente da fare tutto il giorno.
E Loretta gliel’ha detto che non se ne parlava, ma queste si sono messe a minacciare di andare dai carabinieri, e allora Pierluca ci si è messo d’impegno e l’ha truccata spiccicata al padre.
Ma la cosa non si risolve certo così, perché la voce si diffonde a macchia d’olio in tutta la regione, al che Pierluca, per tenere buoni tutti, dice “Ok, ma ho bisogno d’aiuto”.
E allora attacca ad assumere estetiste e assistenti al trucco, tanto sono tutti rimasti a spasso per il Covid, e casa sua diventa una fabbrica di finti dipendenti pubblici.
Alle volte ci sono anche situazioni complicate, tipo figli che devono interpretare le madri, o sorelle che devono interpretare i fratelli di 30 centimetri più alti.
La voce comincia a diffondersi pure negli ospedali, specie nei reparti Covid, e anche nelle altre città altri truccatori cominciano a fare concorrenza, ma a Pierluca non gliene frega niente, tanto di lavoro ce n’è in abbondanza.
L’unica cosa che lo fa incazzare è quando i colleghi improvvisano e fanno un lavoro di merda, perché è un attimo che qualcuno ti becchi e si venga sgamati tutti a cascata. Per non parlare della tendenza che c’è ultimamente, che viene gente che dice che il padre è morto di cancro, poi gli chiedi di vedere mezza cartella clinica e ti dicono che non ce l’hanno, che pare una cosa strana, che ti viene da pensare “non è che l’hanno ammazzato?”. Succede anche troppo spesso, specie con l’ultimo caso. Pierluca pensava che se ne accorgessero: la figlia era davvero troppo giovane e doveva interpretare un padre sessantenne, anche parecchio più grasso. Per quanto puoi fare un buon lavoro comunque è impossibile non farsi scoprire, e la ragazza glielo dice che il capoufficio la squadrava in modo strano, pensava che l’avesse sgamata, poi per fortuna ha scoperto che pure lui era già stato ammazzato e sostituito dal figlio.
Che da una parte è una cosa bruttissima e segno dei tempi, dall’altra però sono andato a fare una carta alla provincia e non ci ho messo manco cinque minuti. Quindi, la prossima volta, e questo è un rimprovero che faccio pure a me stesso, prima di metterci a giudicare una situazione col ditino puntato, faremmo tutti quanti bene a valutare come si deve i pro e i contro.