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È APERTA LA CALL A TEMA “RADICI”

Nel deserto del Kalahari, in Sudafrica, vive una pianta che si chiama comunemente “albero del pastore” e che ha sviluppato delle radici da record: un tuffo di ben 68 metri attraverso la roccia arsa dal sole. Quella casa, inospitale per la stragrande maggioranza dei suoi simili, alla Boscia Albitrunca piaceva così tanto che l’unico modo per sopravvivere è stato adattare le proprie radici a cercare l’acqua in profondità. Ben fissata al terreno, si fa beffe di siccità e tempeste di sabbia.
Se ci spostiamo a Calcutta, in India, troviamo un albero che le radici, invece, le usa per spostarsi di chilometri e chilometri: è il Grande Albero di Banyan e a vederlo così sembra un’intera foresta, con centinaia di tronchi. In realtà si tratta di un’unica pianta e i tronchi sono le radici giganti che getta dai rami e che si conficcano nel terreno, dandogli stabilità e permettendogli di coprire lunghe distanze. Con questo stratagemma ha occupato un’area di quasi diciannovemila metri quadrati. Ne ha fatta di strada, se si pensa che il tronco primigenio non esiste nemmeno più.
Insomma, c’è chi, là fuori, le radici le cura, le sviluppa, le conficca ben bene nel terreno per non spostarsi più da lì, e chi invece se ne allontana, e magari se ne porta un po’ dietro. Quel che è certo è che, da sempre, siamo inclini a cercare, riscoprire o custodire le radici che parlano del nostro percorso di crescita, quindi del nostro passato, ma anche del nostro futuro, e certamente di chi siamo ora.
In una realtà che a volte sembra trascurare ciò che sta in basso, chiediamoci cosa c’è sotto terra. Ciò che nascondiamo allo sguardo è anche quello che permette alle cose che mostriamo di germogliare e proliferare. Esploriamo dunque oltre la superficie: così come sopra, anche lì c’è un mondo che si muove.

Aspettiamo le vostre storie e le vostre illustrazioni: redazione@lunario.net
La call è aperta fino al 10 giugno 2024.

 

Scrittorə, traduttorə e illustratorə sono per noi autorə sullo stesso piano e dal medesimo valore. Diritti, proprietà intellettuale e responsabilità delle vostre opere rimangono a voi, anche dopo la pubblicazione su lunario. Tutte le opere pubblicate sono tutelate da licenza Creative Commons (CC BY-NC-ND 4.0).

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Se hai scritto un racconto per l’annata corrente della rivista, che sia in italiano, in aramaico o in klingon, puoi mandare un’e-mail a redazione@lunario.net allegando un file .doc, .docx o .odt (“nome cognome_titolo”). Inviaci anche una breve biografia (al massimo 300 battute). Pubblichiamo racconti dalle 5000 alle 15.000 battute (spazi inclusi): possiamo fare eccezioni, ma dobbiamo decidere insieme. Accettiamo più facilmente racconti inediti, ma possiamo pubblicare anche testi già apparsi altrove, se non ledono alcun diritto d’autore: ti chiediamo di specificare subito se e dove il tuo racconto ha già fatto mostra di sé. Inoltre è buona norma che il pezzo non venga proposto ad altre riviste contemporaneamente: se proprio non puoi farne a meno, avvisaci quando ce lo mandi. Se il tuo racconto ci ha convinto, ci impegniamo a ricontattarti entro due mesi per lavorare insieme alla sua forma definitiva. E se il tuo racconto non è in lingua italiana, lo affideremo al traduttore giusto e cureremo l’editing insieme.

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Se vuoi disegnare la copertina di un numero, scrivici a redazione@lunario.net. Puoi allegare il link al tuo portfolio o al tuo profilo social, per farci conoscere il tuo stile. Se hai già qualcosa in mente, in linea con il tema corrente, puoi farci una proposta, altrimenti saremo felici di fare un brainstorming e trovare insieme il soggetto adatto.

Traduci?

Se ti interessa tradurre un racconto che apparirà sulla rivista, scrivici a redazione@lunario.net. Specifica per quale lingua ti stai proponendo (vorremmo ampliare i nostri confini il più possibile!) e allega una breve biografia che ci faccia capire qualcosa del tuo curriculum. Se il tuo profilo ci convince, lo inseriremo nel nostro database e, non appena avremo il racconto giusto da affidarti, ti contatteremo. Puoi anche proporci di tradurre un racconto ben preciso, così come unə scrittorə può proporti come traduttorə della propria opera: la redazione valuterà caso per caso.

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