Idee antropomorfe interattive di Anna Chiara Ferioli

L’omino della Dieta ti guarda e dice “meh”. Ti stupisci perché l’omino della Dieta di solito è molto più severo nei suoi giudizi.

L’omino della Medicina guarda te, il tuo portafoglio, il tuo curriculum e ride.

L’omino della Letteratura non sta guardando te, sta guardando fuori dalla finestra. Non si è nemmeno accorto di te, non ancora.

Non serve che ti dica – mi sembra scontato – che l’omino della Dieta è snello, abbronzato, sempre pulito e con i vestiti stirati, né che l’omino della Medicina ha un camice bianco, uno stetoscopio al collo e denti bianchissimi.

L’omino della Letteratura è altissimo – perché è così alto, diamine, che tutte le volte che ci parli ti viene il torcicollo? – si cambia i vestiti ogni ora e afferma sempre di non dire mai nulla perché poi non potrebbe più stare zitto.

Li chiami omini anche se non hanno un sesso. È che sono piccoli, degli esseri umani in miniatura, che tremolano alla luce del sole.

L’omino della Dieta si guarda i piedi. Credi che lo faccia perché è in imbarazzo per te. Si intravedono dei calzini con dei fenicotteri. Vanno molto di moda.

L’omino della Medicina tira fuori una cartella medica da non si sa dove, confabula con l’omino della Dieta e intanto scrive. Ti guarda con occhio critico, come tutti i giorni.

L’omino della Letteratura si deve essere ricordato che non è l’omino della Filosofia, quindi si mette a leggere. Non ti ha ancora degnato di uno sguardo.

Fai colazione e intanto guardi lo smartphone. Come al solito, questo fatto provoca diverse e immediate reazioni. L’omino della Dieta tira fuori una bilancia e ti fa chiaramente capire che quello che stai mangiando pesa di più della colazione media di un individuo simile a te. L’omino della Medicina ha colorato gli elementi del tuo pasto privi di Sostanze Nutritive Utili. Adesso sono di uno strano colore tra il rosso e il nero. L’omino della Letteratura ti riempie il cellulare di trombette gialle animate e coriandoli di diversi colori. L’omino della Dieta lo guarda e ride. L’omino della Letteratura si rimette a leggere. Ha già cambiato libro.

Pensi che sarà una lunga giornata. L’omino della Letteratura, per una volta, è d’accordo con te.

Vai a dormire. L’omino della Medicina guarda l’orologio e ti dice, scuotendo la testa: “Amico, come al solito è l’orario sbagliato”. Ancora non ti ha detto qual è quello giusto. L’omino della Dieta sta ancora pesando la cena. L’omino della Letteratura sta guardando fuori dalla finestra: non sei molto interessante, per lui. Tra qualche mese te lo vedi intento a cercarti con gli occhi, lo vedi che perlustra la stanza con una lente di ingrandimento per trovarti perché le tue dimensioni intellettuali sono per lui un granello di polvere. Fa ridere, ma mica poi tanto.

Ti svegli e socchiudi gli occhi. Vedi l’omino della Dieta che dorme. Dorme? Quando mai l’omino della Dieta ha dormito, in tutti questi anni? Cogli l’occasione per osservarlo meglio. Ti sollevi un po’ e vedi che ha gli occhi spalancati e iniettati di sangue, la pupilla è rossa e le ciglia sono diventate corti fili sottilissimi. Provi a svegliarlo (così ti spaventa, i suoi occhi sembrano quasi fosforescenti nella semioscurità), ma quello non fa niente. Denti affilati e lievemente distanziati gli sporgono dal labbro superiore e fanno sanguinare quello inferiore. Mentre respira senti che emette un suono raschiante.

Ti viene in mente quel racconto di fantascienza che hai letto, quello con gli uomini bifronti che avevano due espressioni diverse corrispondenti ai due lati del corpo, di chi era, Vivenair? O era Voltaire? Non te lo ricordi più ed è in quel momento che l’omino della Letteratura si interessa a te. Ora lo vedi bene, non è propriamente alto, è in alto, galleggia una spanna al di sopra degli altri due. Ed è imponente, immenso, sconfinato, nonostante il suo essere, in fondo, solo un omino della Letteratura. Guardi il suo volto, scavato e sconvolto, spaventosamente simile all’Urlo di Munch (i suoi occhi si ingrandiscono mentre lo pensi), è violaceo, respira in modo irregolare e si muove scompostamente. Guarda te e la stanza con occhi lacrimosi e deliranti.

Come è possibile, ti chiedi, col cuore che batte un po’ troppo velocemente, che loro siano parte di me. Questa realtà sembrava interessante, ti dici, sembrava promettente: un mondo in cui la tua stessa vita ti guarda negli occhi e comunica con te.

Certo, all’inizio tutti erano scettici. Scettici e beffardi, le battute si sprecavano su quella nuova invenzione dell’umanità. Ma ci si abitua a tutto e il mondo va avanti come una di quelle palle di neve dei cartoni animati: più rotolano più diventano grosse. O ci stai sopra o rimani schiacciato. La Grande Palla di Neve del Progresso. Gli omini – Idee Antropomorfe Interattive – si diffusero quasi ovunque. Tutti ne volevano almeno uno e a un certo punto diventarono parte integrante dell’Uomo e della Donna Contemporanei come lo erano stati il cappello, l’orologio, lo smartphone. Molti rimasero schiacciati dalla Palla di Neve, ma tu no, perché tu sapevi stare al passo, sapevi accettare la realtà del progresso, l’evoluzione. Gli omini sono l’espressione di un mondo illuminato. Queste Idee Antropomorfe Interattive (un massimo di tre per un massimo effetto!) creavano in ogni individuo un margine potenzialmente infinito di miglioramento. Così erano sponsorizzate, per lo meno.

Eppure, quello che stai osservando in questo momento è tutt’altro che razionale. Cos’è, ti chiedi, un difetto di fabbrica? Uno specchio del tuo inconscio? (Fortuna che non avevi mai conosciuto l’omino della Psicoanalisi, pensi). Se è questo quello che sei, avresti preferito non saperlo. Avresti preferito vivere in una realtà in cui quello che esiste è soltanto quello che vedi, quello che sai e quello che immagini. Quello che c’è dentro di te, pensi, dovrebbe rimanere astratto e non verificabile, perché in fondo sotto la tua pelle è tutto molto concreto. Ossa, organi, sangue e grasso (l’omino della Dieta si mette meccanicamente le mani nei capelli). Che ne sai, tu, che non aveva ragione Emma, quella matta che si era tenuta lontana dalla Palla di Neve il più a lungo possibile. “Follia”, ti diceva, “altro che razionalità. Non puoi affidare la tua personalità a degli oggetti”. Poteva andare avanti per ore, con la sua pipa vintage, a blaterare di evoluzione e involuzione, di senso di responsabilità, di astrazioni positive e astrazioni negative. Alla fine la Palla di Neve (ormai di proporzioni gigantesche) la colpì in pieno: rimase schiacciata. 

Forse lei non sapeva niente di questa tua visione notturna, ma non sei sicuro di poter dire la stessa cosa di Cal. Lui era stato un grande esempio di tutto ciò che speravi per te stesso; ed era andato alla grande, grazie a quegli omini, sotto tutti i punti di vista. Aveva saputo sfruttare quella novità a suo vantaggio. Poi un giorno ti parlò di un certo Servizio di Assistenza e sparì.

E gli altri? Gli altri non avevano visto quelle cose spaventose, quelle tanto agognate proiezioni di loro stessi che si trasformavano in mostri?

Li avevi scelti, quegli orrendi cosi. L’omino della Dieta mi serve, avevi pensato. L’omino della Medicina è quello che sono, avevi pensato. L’omino della Letteratura è la bellezza dell’uomo, avevi pensato. E ti eri sentito un Uomo, un essere complesso, colto, sfaccettato. Li avevi guardati in faccia, questi tre esseri frutto della tua anima e del tuo intelletto, e poi ti eri autocelebrato come si erano autocelebrati tutti quanti in quegli anni. Camminavi per le strade e percepivi la rassicurante presenza dei tuoi tre geniali omini. Li curavi, li soddisfavi e così soddisfavi te stesso. Cos’erano in fondo se non Idee, il lato migliore dell’essere umano?

Ma la verità è che erano come gli acari che vivono sul viso. Ci sono, sai che ci sono, sono anche utili, ma forse è meglio non vederli a occhio nudo. Ormai Medicina, Dieta e Letteratura (quale accozzaglia, ma non eri tu originale e diverso da tutti? Certo che lo eri) erano tutto per te, o meglio erano tutto te stesso. Di null’altro eri fatto: lo vedevano gli altri, che ti inquadravano non appena li guardavano, ma non lo vedevi tu, perché le altre parti di te erano andate perdute e, peggio ancora, dimenticate. E lo stesso era successo agli altri: talmente evoluto, questo Essere Umano Contemporaneo, che da sole tre idee è definito. 

Ma tutto questo lo sai adesso, adesso che hai la nausea, perché il terrore e il disgusto crescenti che provi nei confronti di quei tre cosi sono troppo forti.

Prendi le pillole che ci sono sul tuo comodino – chi ce le ha messe lì, ti chiedi, chi ce le ha messe mio Dio, lo sai anche tu che è stato l’omino della Medicina e quasi quasi vomiti – vai in bagno, bevi e mentre bevi le mandi giù tutte il più velocemente possibile. Tanto che problema c’è, domani tutto questo sarà sparito. Domani troveranno il tuo corpo in bagno, e nessuna traccia di questi orrendi omini. O di idee. Eccone un altro, penseranno tutti quanti.

I tuoi ultimi pensieri vanno a Cal e Emma. È troppo tempo che non senti la loro voce, e ti chiedi perché. Stai per trovare la risposta alla domanda, è quasi lì, la stai per afferrare, ma è troppo tardi. 

Ma tanto che problema c’è.

Potresti sempre nascere di nuovo, con un’altra forma. In tal caso potrebbe andare meglio. Potresti quasi farcela, arrivare alla fine. Sarebbe come avere, nel labirinto, una torcia elettrica: prima o poi si esaurirà, ma è sempre meglio di un fiammifero.