Editoriale #7

Tra i più comuni pregiudizi storici, c’è quello che durante il Medioevo quasi sparì la scrittura. Niente è più falso. In quel periodo erano pochi coloro in grado di scrivere, ma proprio questi ne facevano grande uso. La burocrazia comunale, ad esempio, scriveva tantissimo, onorando la scrittura a partire dal bisogno primario per cui è nata: redigere liste, fare inventari. Quante provviste abbiamo nelle riserve del palazzo?, si chiedevano gli antichi babilonesi, e scrivevano. Quali sono i beni del Comune?, Chi sono i colpevoli da bandire?, si chiedevano i medievali, e scrivevano.
Fare liste è da sempre tra le nostre più ataviche necessità, concilia l’istinto del nostro intelletto nel classificare gli elementi del mondo, con la nostra scarsa memoria. Sono passati millenni e ancora stiamo qui a fare liste. Li chiamiamo TO DO e ne abbiamo pieni i quaderni, i post-it, le note sul cellulare.
Ci sono da sempre liste per i doveri del giorno, della settimana, del mese, dell’anno, e poi ci sono le macroliste, quelle degli obiettivi a lungo termine. Magari non ce le scriviamo, ma ce le teniamo fisse in testa. A volte, ci sentiamo angosciati perché la nostra lista cresce e non riusciamo a stare al passo.
E cosa c’entra tutto questo, vi chiederete, con i racconti del numero 7? C’entra eccome: pare che i personaggi delle storie che state per leggere abbiano preso tutte le liste della vita e le abbiano accartocciate, lanciate dietro sé per proseguire oltre, tracciando un nuovo cammino. Potremmo chiamarlo coraggio, ma a me pare un altro dei punti della lista di ciò che dobbiamo fare e di come dobbiamo farlo – che cosa significa avere coraggio?
Che significhi forse questo: buttare la lista, scrivere un’altra storia. Ci abbiamo visto, in loro, un lanciarsi forte “oltre la linea dell’orizzonte” – non è, la lista, una sequenza di linee, non tracciamo forse una linea sopra le linee della lista, per dirci fatto?
Siamo certi che queste storie sapranno condurvi lì dove nulla è scontato, nello spazio in cui qualcosa può rivelarsi ancora sorprendente.

Elisabetta Ceroni