Editoriale #6

Chi nasce su un’isola ha un solo orizzonte possibile, che sta tutto intorno. La linea del mare si vede netta nelle giornate terse, e più spesso è sfumata fino a confondersi con il cielo.
Chi nasce su un’isola ha perso il conto delle ore passate a guardare il mare o comunque a saperlo lì, sullo sfondo, mentre la vita scorre. Chiedersi cosa c’è oltre quella linea, immaginare mondi possibili, averne paura ed esserne insieme attratti diventa la normalità. Ecco, è normale per chi nasce su un’isola sentirsi definiti da quella linea.
A forza di guardarlo, quell’orizzonte, si prende confidenza con il limite, si sta sempre più spesso sulla soglia, si diventa frequentatori abituali di tutto ciò che sta lungo i bordi.
E sembra proprio che sia lì, lungo i bordi, che accadono le cose, che si smuovono le acque, perché l’equilibrio è precario e bisogna muoversi, fare delle scelte, decidere se rimanere o se andare. Non ci sono vie di mezzo o “non scelte”, se si vive lungo i bordi.

Lunario è un’isola, il suo orizzonte è labile e pulsante e le storie che lo abitano possono essere racconti, ma anche poesie, ma anche, come in questo numero, immagini che si fanno narrazioni.
Lunario ama stare in equilibrio costante su quel limite e sfidarlo, numero dopo numero, forse perché solo chi ha coscienza del limite è davvero libero.

Giovanna Maria Bianco