Editoriale #5

Secondo una statistica dell’Università di Eutropia, nel 2020 l’acquisto di piante da parte degli italiani è aumentato del 333% rispetto all’anno precedente. Si parla di piante d’appartamento, beninteso. Di tutti i tipi: grasse, magre, sazie e assetate.
Il motivo sembra essere direttamente connesso al fatto che passiamo molto più tempo a casa. Possiamo curarle e loro, in cambio, ci riempiono la stanza e la vita. È la prima volta da quando esisto che un ciclamino sopravvive all’avventuroso viaggio dal vivaio al mio balcone. Ogni tanto penso di riportarlo indietro affinché racconti ai suoi fratelli che sì, si sopravvive.
Certo, potrebbe anche essere legato al fatto che nel nuovo millennio non sono più i tappeti a dare un tono all’ambiente, ma sono le piante.
Oppure ancora, può darsi che sia perché sono un’arma non violenta ed economica per salvare il mondo.
Il professor Mancuso, maestro dell’argomento, ci spiega che le piante sono un simbolo innato di #resilienza, hashtag che ha cavalcato tutti i trend del momento. È così.
A Torino ad esempio – città più inquinata d’Italia – vive un platano: nel corso dei secoli, per adattarsi all’ambiente malsano, ha moltiplicato e ingrandito le sue foglie, fa la muta e abbatte le polveri sottili, così respira meglio e, guarda un po’, fa respirare meglio anche noi. Bisogna volergli bene, a quel platano lì. E bisognerebbe assomigliargli pure un po’, essere più pazienti e resilienti, come lui. Abbiamo la fortuna di avere un vaso molto molto più comodo, addirittura di poter muovere le nostre radici. In giro per casa, e oltre la strada.
Allora, per questo Natale, mettiamo le foglie anche noi. Grandi e colorate di ossigeno.

Fabio Soriente