Editoriale #4

Siamo onesti: appena ci imbattiamo nella parola “orizzonte”, tutti pensiamo a quella linea che divide cielo e mare e su cui magari si poggia pure il sole amaranto. Immaginiamo di essere lì, sulla spiaggia, ad ammirare quel paesaggio che, anche se diventato un cliché, ci emoziona sempre e ci trasmette un senso di autentica libertà. 

L’orizzonte forse non è altro che questo, il nostro conosciuto che improvvisamente si colora di un tramonto. Come quella volta che hai assaggiato un cibo nuovo e ti è piaciuto, che hai scoperto di star bene vestito di quel colore, che quella canzone mai sentita prima alla radio parla proprio di te, che hai sbagliato strada e hai trovato quel bel parchetto, che hai sorriso a uno sconosciuto come foste amici e poi lo siete diventati. Oppure come quella volta che te la sei vista brutta ma hai scoperto che hai più coraggio di quanto pensassi, e sei caduto e ti sei rialzato, che hai pianto così tanto ma hai deciso di non vergognartene, che hai dovuto dire no, essere spietato, perché il bene a volte si manifesta nel suo contrario. 

Sì, l’orizzonte è con noi ogni giorno e non ci sta solo davanti, ma tutt’intorno. È uno scorcio di possibilità, attraversarlo forse non significa capitare in un altro mondo, ma sfidare quell’unico in cui viviamo, provare a essere sempre pronti a non essere pronti mai. Provare ad accettare di non aver capito tutto e non volerlo nemmeno capire.

È ciò che, secondo noi, hanno fatto i personaggi dei racconti che state per leggere, con coraggio, resilienza, stravaganza, senso di meraviglia. Speriamo che li sentirete tutti molto, molto vicini a voi.

Buona lettura.

Elisabetta Ceroni