Editoriale #10

Siamo nell’VIII secolo a.C., siamo in Frigia, nell’attuale Turchia. Un oracolo si pronuncia: il primo a entrare in città con un carro, diventerà re della regione. Ecco che arriva Gordio, un umile contadino, ed entra in città proprio su un carro: come promesso, viene fatto re e la città prende il suo nome. Il carro che lo ha condotto viene consacrato a Zeus e legato a un palo con un nodo intricatissimo, formato a sua volta da diversi nodi, tutti così stretti che è impossibile capire come siano fissati.
Ora, secondo un altro oracolo – sì, vanno forte nell’antica Grecia – per conquistare la Frigia e diventare imperatore dell’Asia minore è necessario sciogliere quel nodo e liberare il carro. Ecco che, nel IV secolo a.C., Alessandro il Macedone tenta l’impresa e cerca in ogni modo di districare il nodo, senza riuscirci.
Allora ha un’illuminazione: non è necessario che quel nodo venga districato, ma solo che il carro venga slegato dal palo. Ed è lì che sguaina la spada e taglia la corda a metà con un colpo solo, deciso. Da lì è tutto in discesa, conquista quella terra e continua la sua avanzata fino a diventare l’Alessandro Magno che conosciamo.
Un nodo gordiano è precisamente questo, un problema complesso, intricato, che viene risolto in maniera semplice, ma decisa.
Wow, direte voi. Meh, dico io.
Di nodi, si sa, è fatto il mondo. Alcuni semplici da districare, altri complicati, dei veri rompicapo. Su alcuni di questi ci affanniamo per mesi, anni, li troviamo nel lavoro, nelle relazioni… Altri ancora siamo noi a crearli: ci serve annodare i fili per avere dei punti fermi, soprattutto nella tempesta.
E se decidessimo di andare in giro a reciderli tutti con una spada che gusto ci sarebbe? Non sta proprio nel districarli il vero divertimento?

Giovanna Maria Bianco