L'eclissi di Alessandro Mambelli

“Tutto era geometria e merda”.
Roberto Bolaño, Monsieur Pain

Carlo Fiorini si alzò alle 7:00, scese dal letto col piede sinistro, infilò le dita rattrappite dal sonno nelle pantofole in spugna e sciabattò fino al bagno; pisciò, si lavò la faccia cercando di svegliarsi, tamponò con calma il viso, si guardò allo specchio – pensò indeciso se farsi la barba, si tastò il collo, si passò il dito lungo il mento – e tornò in camera da letto per vestirsi. Indossò una polo a righe, dei pantaloni beige e dei mocassini; inforcò gli occhiali, prese il portafogli dal comodino e le chiavi e lasciò l’appartamento per scendere al bar.
– Buongiorno, signor Fiorini, – disse il barista quando lo vide entrare.
– Buongiorno, buongiorno.
– È pronto per l’eclissi?
– Per adesso sono pronto solo per fare colazione.
– Va bene, – rise il barista. – Prego.
Carlo Fiorini si sedette al suo tavolo e ordinò un cappuccino, delle fette biscottate e della marmellata; mentre aspettava si guardò intorno, salutò il signor Di Biase e sua moglie, cercò senza trovarlo il signor Petacchi e buttò un occhio fuori dalle finestre per guardare il mare.
– Ecco a lei, signor Fiorini, – disse il barista portandogli la tazza di cappuccino e le fette biscottate. – Buon appetito.
– Grazie mille.
– Ma lo sa che si dice che quest’estate Alberto Sordi verrà quaggiù in vacanza?
– Davvero?
– Sì, un’amica di mia moglie ha detto che gliel’ha detto uno che lavora alla televisione.
– Sarebbe bello incontrarlo.
– La sua signora farà di tutto per vederlo, eh?
– Sì, credo di sì.
– Ma dov’è, eh? Dov’è Adelaide? Non l’ho vista…
– Ah, eh, ha… ha avuto dei problemi familiari e… io sono venuto via perché, sa, ero nel mezzo e, ecco, quando avrà risolto tornerò a casa.
– Ah, niente di grave spero.
– Oh, no, no, niente di grave.
– Me la saluti tanto, allora, quando torna a casa.
– Non mancherò.
Finita la colazione Carlo Fiorini si alzò, si tolse le briciole dai pantaloni, si incamminò verso l’uscita e salutò nuovamente il signor Di Biase; quando fu sul marciapiede si guardò intorno, vide un gruppo di persone sulla spiaggia fra gli ombrelloni e il bar e così attraversò la strada per raggiungerle – ma mentre superava una 500 parcheggiata sul lungomare Roma incontrò la moglie del fornaio che lo salutò e gli disse:
– Cosa ci fa qua a febbraio, signor Fiorini?
– Oh, salve, Maria, buongiorno. Sa, abbiamo avuto dei problemi a casa, con i parenti; l’Adelaide ha voluto che cambiassi aria per risolverli, tornerò quando sarà tutto sistemato.
– Oh, poverina, me la saluti tanto quando torna a casa, allora.
– Non mancherò, non mancherò.
Quando raggiunse il gruppetto assiepato attorno al bar e sotto gli ombrelloni – in estate marcati Ferrarelle ma a febbraio ancora incellofanati e legati – vide che tutti avevano dei pezzi di plastica trasparente ma scura o degli occhiali da sole per guardare l’eclissi. L’eclissi, l’eclissi, ma cos’avranno da guardare l’eclissi? Cosa c’è di così straordinario nell’eclissi?
– Signor Fiorini! Signor Fiorini!
Carlo Fiorini si girò e vide il proprietario del lido Mirella avvolto in un cappotto lungo avvicinarsi di corsa.
– Oh, buongiorno.
– Cosa fa qua a febbraio, eh? Non siamo mica a ferragosto.
– Sono venuto a sistemare alcune… cose. Alcune cose per quest’estate.
– Capisco.
– Allora, questa eclissi?
– Ah, non vedo l’ora, sa, non vedo l’ora. Pensi che ho letto sul giornale che non ricapiterà mai più fino al 2080!
– Non credo che saremo vivi per guardarla, no?
– Appunto per questo bisogna guardarla ora! Ecco, tenga questo.
L’uomo porse a Carlo Fiorini un pezzetto di plastica scura con cui schermarsi gli occhi; Carlo Fiorini se lo rigirò fra le dita e lo guardò con aria perplessa, poi chiese:
– Ma non porta sfortuna guardare l’eclissi?
– E perché dovrebbe? – rispose l’altro. – Anzi, siamo fortunati a essere vivi adesso così da poterla osservare, no?
Carlo Fiorini sforzò un sorriso, pensò ad Adelaide e si incamminò maledicendo tutti, ma fu fermato nuovamente dal proprietario del lido Mirella.
– Ma Adelaide non c’è?
– Ah, no, no, perché bastavo io per… sa, sistemare un po’ l’appartamento, comprare quelle due o tre cose che servivano…
– Che peccato che si perde l’eclissi, però…
– Speriamo la veda da casa.
– Eh, speriamo… me la saluti tanto, in ogni caso.
– Assolutamente sì, assolutamente sì.
– E poi ci vediamo quest’estate, no?
– Certamente.

Alle 7:29 cominciò l’eclissi totale di Sole e Carlo Fiorini la osservò dalla riva, nascosto dietro un pezzetto di plastica scura; attorno a lui tutto il paese si era riversato sulla battigia per stupirsi, meravigliarsi, spaventarsi – anche – e ricordarsi l’avvenimento per sempre.
– No, signor Fiorini, guardi, io un po’ me ne intendo, l’eclissi dura un’ora e più, se inizia già adesso a stare su così non arriva all’apice.
– All’apice? – disse Carlo Fiorini abbassando il braccio.
– Sì, vede, l’apice sarà intorno alle 8:20, adesso la Luna oscura il Sole piano piano, non ha senso guardare. Torni qui alle 8 e un quarto e vedrà se mi sbaglio.
– D’accordo, grazie.
– Si figuri. E la sua signora dov’è?
– …
– Adelaide.
– Abbiamo avuto dei… problemi, a casa, e così è rimasta in città; io sono venuto via così lei può risolverli in pace. Ne approfitto per sistemare quelle due o tre cose qui nell’appartamento per quest’estate.
– Ah, capisco.
Carlo Fiorini forzò un ennesimo sorriso, poi mise il pezzo di plastica in tasca, salutò l’altro uomo e si incamminò lungo la spiaggia. Sì, abbiamo davvero avuto un sacco di problemi in famiglia, abbiamo avuto un bel problema e l’Adelaide è rimasta a casa per sistemarlo. Mentre la Luna si spostava nel cielo oscurando il disco solare e proiettando strane ombre nei pensieri di Carlo Fiorini, i suoi passi lo guidarono sul lungomare fino alla Lucciola, all’Hotel Belvedere e al Bar dei Pini; tornando indietro per via Nazionale intanto pensava, pensava, pensava…

La verità è che non si conosce mai davvero nessuno, soprattutto in una relazione non si conosce mai l’altra persona e l’altra persona non conosce mai noi. Se penso all’Adelaide mi rendo conto che non la conoscevo e che non sapevo niente di lei. Una relazione è anche scommettere, no? Quando ci si innamora di una persona non si conosce davvero quella persona, giusto? Voglio dire, se tutti conoscessero perfettamente le loro mogli e i loro mariti e io conoscessi perfettamente la donna con cui voglio passare il resto della mia vita allora non succederebbe che l’Adelaide prende e se ne va e mi lascia da solo e –

Arrivarono le 7:34 e passarono; arrivarono le 7:42 e passarono; arrivarono le 7:53 e passarono; arrivarono le 7:59 e passarono; arrivarono le 8:02 e passarono… Carlo Fiorini calciava un sasso e pensava ad Adelaide; guardava il verde spento dei pini marittimi contro il cielo opaco e si rendeva conto sempre di più che lei era l’unica nota di colore in tutto il mondo; guardava l’orologio ogni trenta secondi per capire quando tornare in spiaggia, come se il tempo potesse modificare la sua regolarità solo osservandolo passare. Alle 8:19 l’eclissi raggiunse il suo apice e per un momento il Sole divenne un sottile cerchio luminoso; la gente stava con la bocca semiaperta e gli occhi riparati dietro a pezzi di plastica scura o occhiali da sole, avvolta in cappotti lunghi e pesanti; Carlo Fiorini era seduto sul muretto del bar e guardava verso l’alto mentre lentamente i suoi pensieri si inscurivano, brillavano un po’, tornavano scuri e poi sparivano trascinati via verso sinistra insieme alla Luna.
La verità è che una relazione è fatta anche di scoperte reciproche di caratteri e di difetti, e una relazione si deve costruire anche piano piano mentre la si vive, bisogna cercare questo o quello nel rapporto e dosare la relazione finché non si raggiunge un compromesso, una relazione è fatta anche di compromessi, le abitudini di uno che vive da solo devono essere adattate all’altra persona, quando si vive insieme non si può vivere come si è sempre vissuto, bisogna cercare di limarsi a vicenda man mano che si scoprono delle cose dell’altro, certo se sono segreti inconfessabili o enormi o non so, non so quanto sia piacevole o quanto ne valga la pena – voglio dire, dopotutto se non si conosce per niente l’altra persona che senso ha? –, però bisogna per forza scoprire cose via via anche se poi capita che queste cose non ci piacciono o che so e quindi finisce come fra me e l’Adelaide, sono arrabbiato con lei ma allo stesso tempo posso capire che alcune cose non, non lo so, non lo so davvero, ma a me mi manca tanto; la verità è che io ho bisogno di una donna, ho bisogno di qualcuna che mi stia accanto, che parli con me, che passi il suo tempo con me, che decida consapevolmente e autonomamente di passare, sprecare, vivere il suo tempo con me, di uscire con me alla sera, di cenare con me, di prepararmi la cena, ho bisogno di una donna che voglia stirarmi le camicie e rifarmi il letto e chiedermi di sollevare i piedi da terra quando io sono seduto sul divano e lei passa la cera o la lucidatrice; la verità è che non voglio stare da solo perché ho paura di stare da solo e perché non ne sono capace, mi guardo intorno e vedo le altre persone e mi sembra che loro sappiano, mi sembra che loro vedano la mia vuotezza e mi compatiscano, mi fanno paura le persone, ho paura dei loro sguardi, dei loro indici accusatori, dei loro pensieri, di cosa pensano, di cosa dicono, cosa immaginano che io sia; la verità è che senza l’Adelaide non sono più niente perché io la amo, la amo, la amo ma forse la vera verità è che sento solo la mancanza di una donna – potrebbe essere, no? –, forse credo che con una donna starei meglio solo perché ora non ce l’ho e sto male o non ce l’ho e credo che avendola starei meglio di come sto ora – ma quindi adesso sto male o no? –, penso solo di star male perché non ho una donna? Una donna è davvero così importante? È importante parlare con lei, starci insieme… forse una volta che ne hai avuta una pensi che tutte le altre ti facciano star bene o non lo so, non capisco davvero come sto, è così complesso il desiderio o ciò che si crede esserlo? – la verità è che mi manca l’Adelaide in particolare o una donna in generale? Se avessi un’altra donna, una qualsiasi, una donna che incontro per caso e con cui parlo e poi la rivedo qualche tempo dopo e… se avessi un’altra donna sarebbe la stessa cosa? Starei meglio o starei come stavo con l’Adelaide o solo l’Adelaide può ridarmi quelle sensazioni perché quelle sensazioni erano le sue? Guarda, è cominciata l’eclissi, il Sole sta scomparendo e le ombre si fanno più lunghe, più larghe, più strane; la gente alza la testa, guarda il Sole e smette meravigliata di pensare a tante cose o comincia spaventata a pensarne troppe. Chissà dov’è l’Adelaide adesso, chissà se anche lei sta guardando l’eclissi, forse è in compagnia, forse è da sola, forse è con sua sorella, dovrei esserci io lì con lei, anzi lei dovrebbe essere qui con me, seduta qui con me a guardare l’eclissi, poi andremmo a mangiare al ristorante, andremmo a passeggiare in spiaggia e parleremmo dei progetti della vacanza, di quando alla sera andremo a ballare al lido Mirella e se davvero Albero Sordi sarà al Bar dei Pini, magari potremmo anche fare l’amore una volta tornati in appartamento, potremmo fare l’amore come lo facevamo una volta da appena sposati; siamo stati sposati anni ed è sempre stato stupendo fra di noi finché è durata, almeno finché non abbiamo deciso di finirla qui, di finirla in questo modo che ti ho detto andava bene ma che odio, ti odio, Adelaide, perché avresti dovuto, perché mi hai costretto ad ammettere che andava bene lasciarci? Perché mi hai obbligato a fare questa cosa, a renderci ridicoli coi tuoi, coi miei, col paese, cosa ti ho fatto? Mi odiavi? Mi odi, Adelaide, non mi sopporti? Hai cercato forse di far finta che non andavamo da nessuna parte e che il nostro matrimonio era marcio solo perché in realtà mi odiavi e volevi sgravarti dalla colpa e dal disonore di lasciarmi? Perché se anch’io ero d’accordo era tutto più semplice, ecco perché, sei stata cattiva, Adelaide, ti sei comportata malissimo con me e con i nostri figli, spero che te ne renderai conto, magari quando sarà troppo tardi, quando soffrirai, spero che ti sentirai male e starai peggio e piangerai, spero che questa eclissi ti renda infelice e triste e ti faccia sentire sola come sono io adesso, solo in mezzo a tutta questa gente e sotto un Sole nero che non placa la mia tristezza e mi fa pensare a cos’è successo fra noi due; quando ti sei accorta che stava finendo tutto? Quando hai capito che dovevamo lasciarci? Forse mentre cenavamo una sera qualunque? Forse durante quel pomeriggio in campagna? Che sia stato durante le ultime feste di Natale o per Pasqua? Dimmelo tu, io non lo so, non lo so davvero, ma io ti amo ancora Adelaide, quindi dimmi quando hai capito che non mi amavi più, quando hai deciso di convincermi che anch’io non ti amavo così tanto? Non lo so, non so se essere più arrabbiato con te per quello che mi hai fatto o con me stesso per essermelo lasciato fare, la verità è che non lo saprò mai, la verità è che forse tu vedi cose di me che io non vedo perché sono cose che solo tu puoi vedere, forse non ti amo ma sono convinto del contrario o forse ti amo solo perché non mi piace come ci siamo lasciati; la verità è che ho paura di stare da solo e ho paura della solitudine ora che non sono più giovane e l’ho conosciuta davvero, ho conosciuto la vera solitudine come la conoscono gli adulti, quella desolata, nera come quest’eclissi e vasta, vastissima, non la solitudine dei vent’anni, la solitudine dei quindici anni, a quindici anni non si è mai soli e a venti si scrivono poesie e ci si tocca, ma la solitudine di questi miei cinquant’anni è la prima vera solitudine della mia vita, la prima dopo il nostro matrimonio; la verità è che forse davvero sono più solo che mai e perso nel buio profondo di questa spiaggia, di questo lungomare, sotto questo Sole nero nero come la mia disperazione; la verità Adelaide è che non so cosa sono, non so come mi sento, non so dove sto andando. Dove sto andando?


Alessandro Mambelli
Nasce a Cesena nel 1997. È laureato in Giornalismo e lavora come redattore tecnico. La sua vera passione, però, è la scrittura creativa.