Crepe di Gabriele Tanda

Il telefonino non si sblocca, Andrea poggia ancora il pollice sul sensore, ma nulla: deve inserire il codice. Sorride alla telecamera e scatta. Controlla, ma il risultato è deludente. Rimette l’obiettivo in posizione e ripete la smorfia, che spera sia interpretata con ironia. Applica un filtro, poi un altro, quanto vorrebbe le vecchie opzioni che cancellavano i difetti. Gli ultimi divieti alla post-produzione hanno limitato la sua libertà espressiva e la quantità di tempo per ottenere ciò che desidera si è dilatata.
Ingrandisce la fotografia: nota un puntino rosso sulla guancia, e non può eliminarlo. Deve ripartire da zero, ma intanto bisogna occultare quella macchietta. Non può aggiustare, verrebbe un pasticcio: si deve struccare completamente.
Non degna di attenzione il suo viso pulito. Lo asciuga e poi lo ricopre con fondotinta, correttore, fard, eyeliner e mascara. Ciò che percepisce è un mosaico di dettagli da perfezionare e incastrare con armonia nel disegno che ammirano in molti, là fuori.
Il cellulare nega di nuovo l’accesso. “Che palle!”, pensa “Sarà il sensore”. Seleziona il riconoscimento facciale. La luce calda del tramonto non è adatta alla sua idea, così va in camera e accende la lampada. Angolazione, posa, concentrazione e click: può postare e aspettare like e commenti. Per oggi ha finito, si lava a fondo, spalma le creme e si prepara per la notte.

Il suono della sveglia è affilato, Andrea la spegne e cerca di attivare lo schermo con il dito, ma non funziona. Si ricorda del cambio della sera prima e offre il volto, in risposta lo smartphone richiede la password. “Devo portarlo dal tecnico, che rottura!”.
Mentre il caffè è sul fuoco, Andrea controlla il suo profilo, “Andrea_Lœi”. Quel grafema sta per l’unione degli opposti, per la fusione, in un essere iper-sessuale, di ciò che può eccitare maggiormente nel maschile e nel femminile. Ogni carattere presente, nessuno preponderante.
Più guarda la sua pagina e più vede la perfezione. Può piacere a tutti, perché in Lœi tutto trova sintesi e compimento. Una semidivinità che con due colpi di maquillage e il guardaroba adatto può diventare un gentiluomo o una signora raffinata, un boscaiolo o una modella in abito da cerimonia. In Lœi convivono centinaia di possibilità in un’unica identità.
Questi pensieri provocano una scossa in ogni muscolo e nervo: una soddisfazione che commuove Andrea. La contrazione però brucia. Si tasta i lineamenti e sente una ruvidità insolita, un gonfiore che al tocco duole.
Lo specchio restituisce un ritratto deformato: dalla tempia destra all’orecchio sinistro si è fatto spazio un eritema rosso con pustole frequenti e tumide. Le sopracciglia si sono assottigliate e il naso è gonfio vicino alla fronte.
Corre a chiamare un dermatologo, ma deve prima farsi riconoscere dal suo apparecchio: né mano, né viso, funzionano solo i numeri.

La visita è durata un’ora abbondante. La dottoressa ha prima dovuto ripulire la faccia di Andrea, che l’aveva avvolta di cerone anche per andare lì. Dopo ha pizzicato le pustole con attenzione, ha controllato i nei sullo sfogo e si è allargata a esaminare altri punti. Andrea ha sofferto un po’, qualche bruciore soprattutto negli zigomi.
La specialista ha poi valutato il palmo delle mani, anche in questo caso il tocco ha prodotto un attrito fastidioso.
Infine la donna, in camice bianco un po’ liso, si siede alla scrivania e segna delle cose su un foglio, osserva il volto di Lœi e poi continua a scrivere. Si toglie gli occhiali: «Dunque… la situazione è seria.»
Andrea s’irrigidisce.
«Non si preoccupi. Intendo che le operazioni precedenti hanno creato una tensione cutanea che sta irritando i tessuti.» Pausa. Si schiarisce la voce. «Purtroppo i suoi problemi non miglioreranno, almeno non nell’immediato. Blocchi totalmente l’uso dei cosmetici ed eviti il sole.» Andrea annuisce. «Se le dessi un idratante, o un’altra tipologia di crema, la farei solo peggiorare. La sua pelle è sovraccarica, non ho mai visto una situazione simile, son sincera. Deve farla riposare, non ci metta più nulla per almeno quindici giorni.» Andrea sbianca e lei insiste. «Solo dopo potrà applicare questo», porge un foglio, «serve per ristrutturare ed elasticizzare. Non aggiunga però trucco e soprattutto solventi, detergenti o simili. Le sue mani sembrano corrose.»

Andrea entra in casa e si butta sul divano. Ha un lungo elenco di notifiche su vari social e qualche messaggio. Non vuole rispondere e butta lo smartphone su un tavolino. Accende la televisione e inizia un film. Durante una scena romantica, una sonnolenza densa fa cadere Lœi in un sonno pesante e senza sogni. La vibrazione continua di una chiamata sveglia l’influencer, che, ridestandosi, scopre mezzo corpo intorpidito.
«Chi è?»
«Andrea?»
«Sì?»
«Sono Barbara, l’ufficio stampa di Milano Moda.»
Si rizza subito in piedi, in un attimo il corpo riprende vigore.
«Ciao Barbara, dimmi pure.»
«Ciao cara, volevo invitarti alle tre giornate di sfilate. Una come te non può mancare.»
Non conosce nessuna Barbara. La sua è mera affettazione per creare fiducia e legame, ma in questo caso non è necessario. La proposta è il sogno di qualsiasi professionista del mondo del marketing. In pratica, un’incoronazione.
«Pronto?»
«Sono senza parole… È fantastico!»
«Sei stupenda… va bene se uso il femminile?»
«Certo, tu puoi chiamarmi come vuoi.»
«Parlo sinceramente, sei un esempio per noi. Credo ci siano alcuni stylist che vorranno proporti di fare da modella.»
Andrea sorride ma il bordo esterno dell’occhio lancia una scossa di dolore bollente.
«Devo fare qualcosa? Vi servono dei documenti?»
«No, tranquilla. Ci devi solo mandare un’e-mail… ti sto girando l’indirizzo su WhatsApp con i contatti e con una fotografia di riferimento. In queste settimane ti chiediamo giusto di pubblicizzare i marchi che vedrai. Ti spediremo dei capi, pensati per il tuo stile, e tu dovrai farci un po’ di promotion
«Wow. Quando devo cominciare?»
«Anche oggi. Parlane. Anche perché, sai, contavamo sul tuo sì, e i prodotti te li abbiamo già spediti… arrivano in giornata.»

Andrea inizia a saltare, esulta con le braccia al cielo, ma quando apre la bocca per urlare le guance ricordano che non tutto va bene. Si ferma: urge una soluzione. Subito. Cerca in rete una maniera per evitare il blocco che i social hanno imposto al ritocco digitale. Si fa un selfie molto semplice e lo rielabora al computer: schiarisce l’eritema, pittura le sopracciglia perse, toglie le borse. Prova a caricarlo. Il cerchio in sovraimpressione gira. Gira per minuti interi. Poi: “Siamo spiacenti, il tuo contenuto viola la nostra policy sull’uso dei filtri e della post-produzione. Facci vedere la tua vera bellezza.”
“Maledetti!”
Cambia il formato un paio di volte per confondere la lavorazione, ma il risultato è lo stesso.
Fa una ricerca su internet: guarda un tutorial su YouTube e lo segue passo passo. Perde più di un’ora e mezza. L’immagine è molto peggiorata rispetto a prima, ma se riuscirà a pubblicarla ne varrà comunque la pena.
La grafica della rotella di caricamento si mette in moto. Invece di aspettare la conclusione lì davanti, va in cucina e poi in bagno. Mentre si sta ancora lavando le mani suonano alla porta.
«Corriere. C’è da firmare.»
Indossa una felpa e scende all’ingresso: l’aspetta un pacco voluminoso. Il fattorino chiede una firma con il dito, porgendo un piccolo tablet.

In soggiorno la scatola sembra pure più grande. La apre: ed è come se i suoi desideri più reconditi fossero stati esauditi. Pantaloni fini che non stringono il cavallo; abbinate, giacche che danno spazio ai suoi seni voluminosi, con scollature profonde, ma che allo stesso tempo slanciano le sue spalle allenate; un abito lungo con paillettes variopinte che esalta la sua duplice natura. Ciascun capo in quella busta sembra pensato proprio per Lœi. Un riconoscimento che lœi riempie di calore. Sotto gli indumenti, tre cofanetti: in uno creme per il corpo, nel secondo trucchi, nel terzo shampoo e saponi. Le marche sono tra le più prestigiose del mercato. Alcuni di quei tubetti valgono da soli centinaia di euro.

Ogni oggetto, ogni vestito e accessorio sono la prova che Andrea ha fatto il salto di carriera. I sacrifici per piacere a tutti, il più possibile, per essere la perfetta fusione degli opposti e costruirsi una sua identità sono stati premiati dalla sua comunità di riferimento.
Una lacrima bagna il tappo di un sapone. Si asciuga e sente sotto i polpastrelli corrosi la ruvidità dell’eruzione cutanea. La commozione si consuma in un battito di ciglia e Andrea scatta verso il monitor in camera: “Siamo spiacenti, il tuo contenuto viola la nostra policy sull’uso dei filtri e della post-produzione. Hai ancora due tentativi, poi sospenderemo il tuo profilo per una settimana. Facci vedere la tua vera bellezza.” Andrea evita di urlare, anche se vorrebbe, respira profondamente, gli occhi stretti. Ripete il gesto, ma rilassando le palpebre.

«Pronto?»
«Giorgio, sono io, Andrea.»
«Oh, ciao! Come va?»
«Male e bene. Ma non ho tempo per spiegarti. Mi devi solo rispondere a una domanda: si può fregare il blocco per la pubblicazione di immagini ritoccate?»
«Per il tuo profilo?»
«Sì…»
«No, però puoi ripostare da un profilo photographer, ma ci sarà un disclaimer bello grosso che dice che si sono usati dei filtri.»
«Per una cosa così – una cinquantina di immagini –, tu quanto prendi?»
«Per te?»
«Sì, per me.»
«Per te nulla. Non ti preoccupare. Ma perché?»
«Lo vedrai quando ci incontreremo.»

I ritratti lavorati da Giorgio raccolgono molti più like di quanti ne abbia mai ricevuto. Già fortissima, l’immagine di Lœi diventa strabordante. I giornali iniziano a parlare di Andrea come di una rivelazione.
«Barbara!»
«Ciao, Andrea.»
«Carissima, come va? Hai visto la campagna che sto facendo?»
«Ho visto. Ti chiamavo proprio per quello.»
La pausa diventa lunga, quindi Andrea interviene: «Dimmi pure.»
«Per noi non va» dice asciutta, «so che sta avendo successo e i numeri sono altissimi, ma noi ti abbiamo scelto per la tua capacità di essere fantastico senza finzioni. Se volevamo uno shooting con interventi digitali, ti avremmo mandato da qualche nostro collaboratore.»
Andrea ammutolisce.
«Poi abbiamo avuto delle lamentele da parte del reparto cosmesi. Non li hai mai citati.»
«Ah, o-ok.»
«Scusa se sono diretta, ma in questo settore le moine non funzionano. E sono sicura che come l’ho imparato io, lo imparerai anche tu. A presto.»
Andrea riesce a stento a rispondere al saluto. Il passaggio al maschile, l’assenza di convenevoli e gentilezze sono testimoni chiari che si tratta di un ultimatum.

Il detergente brucia le piaghe sul viso, l’acqua le spegne. Con la maestria acquisita, Andrea stende il fondotinta per preparare la tela della sua immagine pubblica. Mancano due settimane e deve dare il meglio, solo dopo si prenderà una pausa.
Se i primi giorni la pelle non mostra segni di particolare stanchezza, nel week-end Andrea, sfruttando il bel tempo, fa un set sulla spiaggia. Sarà per la salsedine, sarà per il sole più forte, ma quand’è a casa nota che la pelle è arrossata sotto il seno destro, nell’ascella sinistra e nell’inguine. Si controlla allo specchio, sta desquamando. Prude, ma con un sollievo: non è visibile e gli abiti smanicati li ha già tutti presentati.
A una settimana dal debutto, una sera, mentre disfa l’ultimo make-up, si trova l’orecchio punteggiato di foruncoli. Una sorta di morbillo in miniatura. Una minaccia più che uno sfogo vero e proprio. Ma per oggi ha finito e domani può far respirare la pelle sino a pranzo. Stanotte seguirà il consiglio della dermatologa.
La mattina successiva, quando si tocca il volto, un leggero sfioramento assomiglia a un graffio violento. Fa una smorfia di dolore e la pelle, accartocciandosi, assume le caratteristiche di un foglio vecchio di carta di riso: finissimo e pronto a rompersi.
Corre allo specchio: soltanto le bollicine delle orecchie sono scomparse. Dal mobiletto prende due maschere di gomma piene di liquido e le mette in frigo.

Da quel giorno Andrea non sorride più all’obiettivo. Riduce al minimo l’espressività. Eppure ogni mattina va sempre peggio e gli impacchi freddi aiutano solo ad arrivare al primo pomeriggio. Superato quell’orario – che si anticipa sempre più – i cosmetici sono via via più oppressivi, sostanze oleose che entrano nella carne indurendola. Quando alla sera si strucca, Andrea si sforza di contenere le lacrime.
48 ore alle sfilate e i reel e gli scatti si fanno più assidui. Il fondotinta è una busta soffocante, ogni pennellata un’incisione che scava in profondità. Anche i vestiti iniziano a dar fastidio, perché l’eczema che aveva nelle pieghe del corpo si è diffuso: gomiti, natiche, interno cosce, ginocchia. Mentre le foto sono sempre più belle e apprezzate. Di Andrea_Lœi hanno parlato in televisione e alcuni magazine hanno già preso appuntamento per un’intervista. Persino Chiara Ferragni pare sia interessata a un featuring. Sembra che la sofferenza doni una sfumatura di inedito spessore ai suoi contenuti.
Eppure il sole della vigilia appare come una punizione insopportabile. Andrea trema togliendosi il pigiama, solo nella nudità completa trova pace. La prospettiva di doversi rivestire è un castigo che incombe. Piange, ma sforzandosi di non contrarre la faccia. Le gocce scottano, ma non le raccoglie. Sa che non può andare avanti. Prende il telefono e avvisa Barbara: sta male, ma forse guarirà per domani. Oggi però si deve fermare. Lei risponde che le dispiace, e che a ogni modo il posto è suo: se vuole una sedia c’è. Sta lasciando una speranza al suo futuro. Le sfilate inizieranno alle 17, potrebbe essere a Milano dall’ora di pranzo. Ora l’obiettivo è riposare.

Dopo un giorno senza doccia e di pigiama morbido, Andrea si alza. Le sensazioni cutanee sono sempre identiche. Va sul divano e accende la televisione. La sua concentrazione però è sui social. Le concorrenti invitate al gala fanno già mostra di sé negli atelier, postando da dietro le quinte. Nel suo profilo vede alcuni messaggi di sostegno per il malanno improvviso e altri di gioia, i soliti attacchi a cui non fa più caso. Si rende anche conto che qualcuna ha copiato alcune sue idee. A guardare ciò che ha realizzato, tutto gli sembra eccezionale. Ogni contenuto di questi ultimi tempi trascende la semplice pubblicità, ha dell’artistico. È la sua rampa di lancio, potrà concedere un mare di interviste e il suo nome sarà a lungo sulle labbra della gente.
Si aprono le sfilate, qui si misura il peso degli invitati. Le influencer entrano per prime, facendo dirette e reel per i follower. L’ultima è Chiara Ferragni, luna piena tra le stelle. Andrea arriva in quell’istante. Ha scelto il vestito più ambiguo ed elegante che ha ricevuto, il trucco è calibrato in ogni sfumatura. La Ferragni ne rimane folgorata. Va incontro ad Andrea e s’inchina con reverenza e rispetto. È come un passaggio di consegne. La sorpresa impedisce ad Andrea di contenersi. Inizia a sorridere e ogni ruga tira. Però l’espressione non si blocca, si dilata. Il velo sottile della pelle si tende ma non c’è elasticità. Lœi dimena le braccia, per l’emozione e subito dopo per il dolore. Ma la gioia non si vuole quietare: la bocca si allarga per esultare, gli occhi si contraggono.
Tutto si rompe.
Ogni piega diventa un solco, la tensione produce strappi nella cute. Il suo viso lacrima sangue. Si porta le mani al volto e le vede riempirsi di rosso, mentre una salva di flash fissa, come i mille spilli che sente sulla pelle, il suo disfacimento.

Nei giorni successivi il suo profilo guadagna mezzo milione di follower.